IL MUSEO CIVICO DI URBANIA
Cenni storici
Il Museo Civico di Urbania ha sede nel Palazzo Ducale (6.000 mq.) e fu edificato sopra una presistente rocca appartenuta alla famiglia Brancaleoni, primi feudatari di Casteldurante, su commissione dei Duchi di Urbino della famiglia Montefeltro - Della Rovere. L'impianto generale dell'edificio fu progettato da Francesco di Giorgio Martini (1470 circa), cui spetta probabilmente il Cortile d' Onore, composto da ventidue colonne di travertino bianco con capitelli eseguiti da Giorgio Orsini da Sebenico; l'intervento dell'architetto, scultore e pittore senese, attivo nello stesso periodo per il Palazzo Ducale di Urbino, è riscontrabile anche nella parte superiore del cortile, nella modulazione delle arcate con la piccola costa, nelle larghe cornici di arenaria e nella tettoia di pietra alla toscana. 
A Francesco di Giorgio si deve anche la rampa elicoidale del torrione mozzo e il secondo cortile. Nella prima metà del XVI secolo l'architetto e scenografo ducale Girolamo Genga, allievo di Raffaello, portò profonde trasformazioni nel palazzo. 
A lui si debbono la scala di accesso, la Sala del Trono e l'elegante loggetta pensile che trasforma in chiave rinascimentale la parte del Palazzo affacciata sul fiume Metauro. 

L'operato del Genga nel Palazzo Ducale di Urbania è ricordato da Giorgio Vasari con queste parole: tutto quello che vi è di buono, viene da questo mirabile ingegno. Sempre a Girolamo Genga, spetta il rimaneggiamento del Barco, edificio a pianta quadrilatera con cortile interno voluto da Federico da Montefeltro nel 1465 come residenza di caccia; immerso nel verde il Barco, dove Torquato Tasso iniziò a scrivere l'Aminta, era raggiungibile dal Palazzo Ducale di Urbania , posto un miglio più a valle, attraverso un canale navigabile. 

I Duchi di Urbino erano soliti trascorrere nel Palazzo Ducale di Urbania lunghi periodi dell'anno; Francesco Maria II Della Rovere, ultimo Duca di Urbino, visse quasi interamente il periodo della sua reggenza ad Urbania dove morì nel 1631. Qui, come in altri luoghi del Ducato urbinate, egli aveva organizzato un sistema di residenze tra cui, nella zona di Casteldurante, anche la villa Ducale di Monteberticchio. Dopo vari passaggi, pochi anni fa il Comune è diventato unico proprietario del Palazzo Ducale ed attualmente vi hanno sede: il Museo Civico e la Pinacoteca, la Biblioteca Comunale, gli Uffici dell'Assessorato alla Cultura, gli Archivi Storici del Comune e del Governo Pontificio, dei Notai e degli Istituti di Beneficienza. 

Le Collezioni del Museo Civico di Urbania. Cenni storici
 

Alla sua morte Francesco II Maria Della Rovere lasciava alla Comunità di Casteldurante la sua preziosa e nutrita Biblioteca, di cui facevano parte anche dipinti, disegni, incisioni, materiale calcografico e geografico. Nel 1667 per volontà del Papa Alessandro VII la biblioteca a stampa fu trasferita a Roma per costituire la Biblioteca Alessandrina (attuale Universitaria). Per non disperdere del tutto il patrimonio librario della Biblioteca durantina, il primo Vescovo di Urbania Honorato degli Honorati e il Conte Bernardino Ubaldini provvidero alla ricostituzione della Biblioteca e delle Raccolte attraverso la donazione delle loro librerie e collezioni d'arte. 
 


Stemma degli Ubaldini

 


Da questa duplice provenienza derivano i fondi storici e artistici della Biblioteca e del Museo. Sulla base del materiale esistente, da diversi anni l'Amministrazione Comunale di Urbania e la Regione Marche (Servizio Beni e Attività Culturali-Centro Beni Culturali), hanno predisposto un programma di lavoro per raggiungere i seguenti obiettivi: schedatura e studio critico delle Collezioni; restauro delle opere; aggiornamento museografico; apertura di una collana dal titolo Le Collezioni di Casteldurante dai Della Rovere agli Ubaldini; allestimento annuale di una mostra incentrata sul restauro e l'esposizione di materiale museale. 

Tra queste ricordiamo: le rassegne dedicate al restauro dell'acquaforte di Nicolas Hogemberg, padre di Francis Hogemberg, incisore dell'Atlas mercatoriano, raffigurante Il Trionfo di Carlo V del 1537 circa (1991), alle incisioni del '600 (1992), al restauro de Le arti per via di Annibale Carracci (1993), al nucleo di disegni di Federico Barocci, G.F. Guerrieri e D. Peruzzini (1994) e al restauro de "Le ventiquattr'ore dell'humana felicità" del bolognese Giuseppe Maria Mitelli (1995).